FRATELLO CORPO
1652 96. Diceva: «Il diavolo esulta quando
riesce a spegnere o affievolire, nel cuore del servo di Dio,
la tenerezza e la letizia provenienti da una pura preghiera
e da altre opere buone. Ché se il diavolo riesce a
penetrare nel cuore del servo di Dio, e questi non se ne sta
all'erta e quanto prima può non affronta ed elimina
l'invasore con il pentimento, la confessione e la penitenza,
in breve tempo l'avversario trasformerà un capello
in una trave».
E seguitava: «Il servo di Dio deve soddisfare in modo
equilibrato al proprio corpo nel nutrimento, nel riposo e
nelle altre necessità, affinché fratello corpo
non trovi da mormorare, protestando: - Non posso stare dritto,
né resistere a lungo nell'orazione, né compiere
altre opere buone, perché non mi procuri ciò
che mi abbisogna! -».
Soggiungeva: «Se il servo di Dio provvede saggiamente
al proprio corpo con buon garbo e nella misura del possibile,
e fratello corpo si mostra pigro, negligente e sonnolento
nell'orazione, nelle veglie e nelle altre buone opere dello
spirito, allora deve castigarlo come un giumento riottoso
e indolente, che vuole, sì, mangiare, ma ricusa di
lavorare e portare il carico.
Se infine fratello corpo, malato o sano, a causa della penuria
e ristrettezza non può ottenere il necessario, quando
ne fa richiesta per amore di Dio con rispetto e umiltà
al fratello suo o al prelato, sopporti le privazioni per amore
del Signore: e il Signore considererà come martirio
queste rinunce. E poiché il servo di Dio ha fatto ciò
che stava in lui, cioè ha chiesto il necessario, non
pecca, anche se il corpo ne dovesse patire gravi conseguenze».